mlazzariphoto - Logo
La gestione del colore

Quando mi viene chiesto come mai una foto stampata o visualizzata su un altro monitor ha colori diversi, replico solitamente con un'altra domanda: "Il tuo monitor è calibrato?". Quando la risposta è "In che senso?", il problema è stato probabilmente individuato!

Molti fotoamatori, e purtroppo anche alcuni professionisti, sottovalutano o peggio ignorano l'importanza di una corretta gestione del colore in ambito fotografico.

Il problema nasce dal fatto che utilizzando periferiche (monitor, stampanti, ecc.) non calibrate, e che quindi non hanno un'interpretazione dei colori coerente tra loro, si rischia non solo di visualizzare le immagini in maniera sbagliata ma anche di operare modifiche senza avere la corretta percezione di ciò che si sta facendo.
Per chiarire l'entità dei danni che si possono fare lavorando su monitor non calibrati prendiamo l'esempio di un'immagine corretta in partenza che viene snaturata a causa della falsa resa cromatica del nostro schermo.

foto OK

La foto qui a lato non presenta di per sé dominanti e tutti i suoi colori sono ben bilanciati. Supponiamo però di visualizzarla su un monitor non calibrato che altera le tonalità cromatiche: per esempio, come quasi tutti gli schermi nelle loro impostazioni base, prendiamone in considerazione uno con una resa "fredda". In questo caso la fotografia verrà visualizzata con una marcata dominante blu (1)! Ingannati da questa falsa rappresentazione, nel lavoro di post-produzione, saremo portati a tentare di ridurre questa dominante.

Elaborando l'immagine con lo strumento del bilanciamento del colore, l'operazione più naturale è quella di spostare il cursore del terzo canale dal blu al giallo finché le tonalità della foto non appaiono naturali (2). Così facendo, però, l'immagine che abbiamo creato verrà visualizzata correttamente solo dal monitor con cui abbiamo effettuato l'errata elaborazione! Infatti, riportando la fotografia su un monitor calibrato ci accorgeremo della comparsa di una marcata e antiestetica dominante gialla (3).

esempio (1) esempio (2) esempio (3)

(1) foto originale visualizzata sul monitor non calibrato: sembra che sia presente una dominante blu

(2) foto elaborata sul monitor non calibrato: apparentemente i colori sono corretti

(3) foto elaborata visualizzata su un monitor calibrato: in realtà è stata creata una dominante gialla

Una situazione analoga, e ancor più fastidiosa, si può presentare se si elaborano le foto su un monitor non calibrato e si fanno stampare da un laboratorio che invece ha i macchinari perfettamente profilati.
In fase di stampa non possiamo comunque pretendere che il risultato su carta sia perfettamente identico a quello a video in quanto i due sistemi sfruttano la luce in maniera completamente diversa; possiamo però avvicinarci molto a ciò che vogliamo ottenere.

Per evitare di incorrere nel problema appena presentato o in altri analoghi, è bene far uso di uno strumento idoneo per calibrare il proprio monitor (e, nel caso, la propria stampante) e creare un adeguato profilo di mappatura tra i colori rappresentati dalla periferica e quelli "standard".

Gli spazi colore in fotografia

Ogni dispositivo, sia esso di visualizzazione, di stampa o di acquisizione, è in grado di gestire un insieme finito di colori che chiameremo gamut (l'origine di questo termine è da ricercare nel termine musicale gamma-ut che indicava una scala di note). Tutte queste tonalità rappresentano lo spazio colore che può essere espresso numericamente.

Un'altra problematica con cui ci si deve abituare a fare i conti riguarda cosa succede quando si ha a che fare con periferiche con gamut diversi.
Nel caso in cui si passi da un sistema con uno spazio colore ridotto a uno con gamut più ampio non dovrebbero sorgere problemi in quanto il secondo dovrebbe essere in grado di rappresentare tutte le tonalità dell'altro. Nella situazione inversa invece, alcune tonalità evidentemente non potranno essere rappresentate, di conseguenza verranno visivamente sostituite con le più simili possibile.
Molti programmi di fotoritocco forniscono comunque strumenti per simulare questi passaggi in modo da poter in qualche modo prevedere i risultati.

Da questa breve analisi preliminare emerge, oltre alla necessità si calibrare il proprio monitor, l'esigenza di avere uno spazio colore "standard" con cui lavorare in modo da evitare sgradite sorprese!
In ambito fotografico gli spazi colore più utilizzati sono 3:

sRGB: è uno spazio abbastanza ridotto ma è quello più usato. Rappresenta lo standard per la pubblicazione su Internet e, considerando che molte stampanti chimiche hanno gamut più limitati, è più che sufficiente per la maggioranza delle applicazioni che interessano a un fotografo. Infine è quello che offre migliore compatibilità con lo spazio colore dei monitor di categoria medio-bassa.

AdobeRGB: decisamente più ampio rispetto a sRGB, è in grado quindi di rappresentare più tonalità di colore (è consigliabile trattare con file a 16bit per questo spazio colore). Di contro non risulta compatibile con svariati programmi, tranne quelli specifici, e rende chi lo usa meno certo di offrire agli altri utenti tonalità fedeli a quelle originali.

ProPhotoRGB: dei 3 è il più vasto ma la sua compatibilità è ancora inferiore; bisogna considerare anche che pochi monitor sono in grado di gestirlo correttamente e si rischia di ritrovare in fase di stampa colori alterati inconsapevolmente perché non visualizzabili durante il processo di post-produzione a video.

Personalmente uso quasi esclusivamente sRGB per quanto riguarda l'archiviazione delle immagini. Se si scatta in JPG o non si conservano i RAW, può invece essere utile conservare una copia a piena risoluzione con lo spazio AdobeRGB (quasi tutte le fotocamere possono creare JPG con questo spazio colore) per non perdere alcune sfumature cromatiche in caso di un'elaborazione futura con strumenti più performanti.

© 2011-2016 Tutti i diritti riservati Matteo Lazzari - mlazzariphoto.com