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La corretta esposizione

L'esposizione di un fotogramma, ossia la quantità di luce che raggiunge il sensore, è legata alla regolazione di 3 parametri: sensibilità ISO, apertura del diaframma e tempo dell'otturatore.

La sensibilità del supporto, ai tempi della pellicola, era determinata dalla scelta del rullino, ora può essere variata a ogni scatto a seconda delle esigenze. I sensori digitali hanno comunque una sensibilità nominale (ossia quella reale del sensore) che viene amplificata elettronicamente (o in certi casi ridotta) per ottenere tutti gli altri valori configurabili. Più il valore ISO è alto, maggiore sarà la capacità del sensore di registrare la luce.

Una volta determinata la sensibilità del sensore, restano da scegliere i valori di apertura e tempo, chiamati anche coppia. Per comprendere come questi siano strettamente vincolati fra loro per ottenere la giusta esposizione possiamo paragonare il loro funzionamento a quello di un rubinetto: immaginiamo di aprirlo leggermente ma di lasciar scorrere l'acqua per molto tempo raccogliendone una certa quantità, in maniera analoga, è possibile raccogliere la stessa acqua aprendo maggiormente il rubinetto ma per un tempo inferiore. L'acqua raccolta rappresenta la quantità di luce registrata dal sensore: variando opportunamente tempo e diaframma è possibile ottenere coppie equivalenti.
Nello specifico, ogni volta che il tempo dell'otturatore viene raddoppiato, il sensore verrà raggiunto da una quantità di luce doppia, mentre, per ottenere lo stesso risultato agendo sul diaframma sarà necessario aumentare l'apertura di un fattore √2.

Per semplicità si può pensare a due scale progressive di tempi e diaframmi.

f/1 f/1.4 f/2 f/2.8 f/4 f/5.6 f/8 f/11 f/16 f/22 f/32
1/1000s 1/500s 1/250s 1/125s 1/60s 1/30s 1/15s 1/8s 1/4s 1/2s 1s

Il gradino per passare da un valore della scala al successivo è chiamato stop e corrisponde al raddoppio della quantità di luce che raggiunge il sensore.
Per esempio, una scena ripresa con tempo pari a 1/125s e diaframma f/8 rimarrà invariata, in termini di luninosità, se ripresa con tempo pari a 1/500s a f/4.

Le modalità di esposizione

Sulle moderne reflex le modalità di esposizione sono generalmente quattro.

Manuale: distinguibile in genere con il simbolo M, permette di settare manualmente sia il tempo che il diaframma fornendo la misurazione di quanto la coppia dista dalla corretta esposizione calcolata dall'esposimetro. Sebbene sia la modalità apparentemente più ostica da usare è indispensabile in quelle situazioni dove l'esposimetro non può effettuare una misurazione corretta (per esempio con la posa B).

Programma: distinguibile con il simbolo P, è l'opposto della modalità manuale; in questo caso è infatti la macchina a fornire una coppia e l'utente può decidere di cambiare tra coppie equivalenti. Sconsiglio l'uso di questa modalità in quanto limita fortemente il controllo del fotografo sullo scatto essendo pensata esclusivamente per chi non ha ancora assimilato i concetti spiegati in questo articolo.

Priorità ai Tempi: identificata in genere dai simboli Tv (Canon) o S (Nikon), permette di selezionare il tempo dell'otturatore e di far scegliere all'automatismo l'apertura del diaframma idonea a una corretta esposizione. Utile quando si vuole forzare lo scatto a un determinato tempo per ottenere particolari effetti di mosso o al contrario per essere sicuri di congelare il movimento.

Priorità ai Diaframmi: identificata in genere dai simboli Av (Canon) o A (Nikon), permette di selezionare il valore di apertura del diaframma e di calcolare in automatico il tempo corrispondente per ottenere una correta esposizione. Personalmente è la modalità che prediligo in quanto consente il controllo diretto sulla profondità di campo.

Quando si utilizzano le ultime due modalità è possibile effettuare una compensazione in modo da forzare alla sovraesposizione o alla sottoesposizione il calcolo a seconda delle esigenze del caso: non sempre infatti la coppia determinata dall'esposimetro è quella perfetta per rendere la scena come abbiamo in mente.

L'esposimetro: i modi di misurazione

I moderni esposimetri possono essere regolati per effettuare la misurazione in diversi modi: a mio giudizio sono tutti efficaci anche se alcuni si prestano a essere impiegati in determinate situazioni con risultati migliori di altri. L'uso prevalente di una modalità di lavoro dipende per lo più dalle abitudini del fotografo.

valutativa

Misurazione valutativa: è la modalità di misurazione standard di molte fotocamere, prevede che la corretta esposizione venga calcolata in maniera automatica bilanciando le varie porzioni del fotogramma dopo aver analizzato l'immagine per individuare soggetto, sfondo ed eventuali situazioni di controluce. Potenzialmente è un sistema molto valido ma, come tutti gli automatismi, nelle situazioni critiche può incontrare delle difficoltà e compromettere il risultato.

spot

Misurazione spot: permette di effettuare una misurazione precisa su una ristretta area centrale (circa il 3-4% dell'area del mirino). È la soluzione migliore nelle situazioni in cui il soggetto è illuminato in maniera molto diversa dal resto della scena se non ci si vuole affidare all'automatismo della misurazione valutativa. Considerando il fatto che la rilevazione di luminosità viene fatta solo su una piccola porzione del fotogramma, in genere è opportuno operare adeguate correzioni nel caso l'esposizione della scena non sia omogenea per evitare aree nere o bruciate.

parziale

Misurazione parziale: è una sorta di misurazione spot estesa a un'area più grande. Si può utilizzare in situazioni analoghe a quelle appena descritte quando il soggetto è preponderante nella scena e non presenta lui stesso zone di luminosità variabili che vengono gestite meglio dalla misurazione spot abbinata a un'adeguata compensazione manuale. L'area interessata alla misurazione cambia da un modello all'altro, è quindi opportuno consultare il manuale della propria fotocamera per regolarsi di conseguenza.

media pesata

Misurazione media pesata al centro: in genere viene effettuata una misurazione centrale per poi calcolare l'esposizione per tutta la scena in maniera ponderata. È stata pensata per quando si vuol bilanciare sia il soggetto (posto in zona centrale) che lo sfondo ma dando importanza maggiore al primo nella scelta dell'esposizione.

L'istogramma
istogramma OK

Un potente strumento offerto dalle moderne reflex digitali è l'istogramma. Semplificando, esso descrive la quantità di pixel associati a ciascuno dei 256 livelli di luminosità (dal nero al bianco). Dopo aver effettuato uno scatto è possibile consultare l'istogramma calcolato immediatamente dalla macchina fotografica per decidere se si è soddisfatti dell'esposizione. Una sapiente e attenta lettura dell'istogramma permette di correggere eventuali errori sul campo senza poi trovare "brutte sorprese" una volta scaricate le foto sul computer.

Vediamo ora alcuni esempi per capire dall'istogramma se la nostra foto è registrata correttamente o meno dal punto di vista della luminosità. Nell'esempio a sinistra la scena è stata esposta in maniera precisa: si può notare come l'istogramma sia ben bilanciato e come i pixel siano distribuiti su tutti i livelli di luminosità. Per questo esempio è stata scelta volutamente una scena varia e abbastanza neutra: se si fotografa un soggetto molto chiaro o molto scuro è normale non avere l'istogramma bilanciato su tutti i livelli di luminosità e tale circostanza non evidenzia la presenza di un'errata esposizione.

Vediamo ora come si presenta l'istogramma nel caso di esposizione sbagliata.

istogramma foto sottoesposta istogramma foto sovraesposta

Nella prima immagine l'istogramma è evidentemente spostato sulla sinistra: ciò è una conseguenza della sottoesposizione della fotografia (che infatti è meno luminosa di oltre 2 stop rispetto all'originale). Nella seconda immagine, invece, l'istogramma è schiacciato sul lato destro a significare la sovraesposizione del fotogramma.

istogramma con parti bruciate

Non ci si deve preoccupare del fatto che l'istogramma sfori nella parte alta (è solamente un problema di non rappresentazione dei molti pixel concentrati su un livello di luminosità, bisogna invece prestare attenzione affinché non ci siano trasbordi laterali che indicano la presenza di zone prive di dettaglio (o nero o bianco puro) impossibili da recuperare in post-produzione. Nell'immagine qui a lato, per esempio, l'istogramma, oltre a essere concentrato nella parte destra mettendo in evidenza un'elevata sovraesposizione, presenta molti pixel sul livello 255 (bianco puro): le aree di appartenenza di questi pixel saranno irrimediabilmente prive di dettaglio. Quando si ottengono fotografie come questa è necessario ripetere lo scatto compensando l'esposizione (sottoesponendo).

In generale non è mai indicato accontentarsi di scatti esposti in maniera errata per poi correggerli in post-produzione (anche se il formato Raw aiuta a rimediare a lievi errori): il mio consiglio è quello di consultare sempre l'istogramma dopo ogni scatto per capire se si può essere soddisfatti o meno dell'esposizione della fotografia.

Casi particolari di esposizione

L'esposimetro delle reflex rileva la luce riflessa dalla scena: di conseguenza questa non è la misura assoluta della luce che irradia i soggetti ma è alterata dalla colorazione degli stessi. Per poter essere accurato, un esposimetro viene tarato su una determinata tonalità (in genere il grigio 18%): va da sé che quando il soggetto differisce di molto da quella tonalità la misurazione effettuata possa non essere così precisa. È il caso per esempio di quando si fotografano soggetti neri oppure bianchi (come spesso accade quando si cerca di immortalare un paesaggio innevato). Per compensare questo "errore" nella misura bisogna sottoesporre (in caso di soggetto nero) o sovraesporre (in caso di soggetto bianco) di 1 o 2 stop.
In alternativa è possibile ricorrere all'uso di esposimetri esterni a luce incidente che vanno posti in corrispondenza del soggetto e puntati verso la macchina per misurare la reale luce che colpisce la scena con quel determinato angolo.

La tecnica dell'esposizione a destra

Nei paragrafi precedenti abbiamo visto le tecniche da usare per esporre un fotogramma in maniera corretta. Nel caso si scatti in Raw può però essere utile sovraesporre leggermente lo scatto (stando comunque attenti a non bruciare i bianchi) per poi sottoesporlo in post-produzione per riportare la luminosità generale a un livello corretto. Questa tecnica, chiamata dell'esposizione a destra, consente di ovviare a un limite dei sensori digitali: essi infatti sono stati progettati per essere in grado di rappresentare una grande varietà di colori tanto più la luminosità di questi è alta. Dei 12-14 bit utilizzati per memorizzare i colori infatti, la maggior parte di questi è impiegata per le tonalità che corrispondono alla zona destra dell'istogramma.

Utilizzando questa tecnica otterremo una gamma tonale maggiore e inoltre, con il processo di sottoesposizione in post-produzione, si ridurrà il rumore delle zone meno luminose della scena.

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